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Le patologie stagionali nel bambino: quando ricorrere allo specialista?

Questo elenco ti suona familiare?

  • Raffreddore;
  • Mal di gola;
  • Mal d’orecchie;
  • Tosse;
  • Febbre;
  • Spossatezza.

Puntualmente, con l’arrivo della stagione fredda, torniamo a dover fare i conti con questi disturbi che, specie nei bambini e nei ragazzi, rappresentano una contagiosa costante. Per fortuna, nella stragrande maggioranza dei casi, questo quadro clinico tendenzialmente si risolve con qualche giorno di riposo a casa e cure non eccessivamente invasive.

Ma quand’è che questi sintomi nascondono una situazione patologica più importante?

Ce ne parla il dott. Riccardo Lenzi, otorinolaringoiatra presso Centro Medico Ponticello.

Come funzionano le difese dell’organismo?

Le alte vie respiratorie dispongono di un sistema efficace in grado di intrappolare microbi, polvere, smog, polline e in generale qualsiasi sostanza estranea all’organismo e potenzialmente dannosa.

Il muco, che spesso annoveriamo tra i fastidi tipici della stagione fredda, è in realtà una delle armi migliori a disposizione del nostro corpo per difendersi da questi intrusi. Viene prodotto da particolari cellule mucipare, che rivestono naso, trachea e bronchi: lo strato sottile e appiccicoso di muco che ricopre naturalmente le vie respiratorie serve proprio a intrappolare le sostanze estranee che attraverso il naso o la bocca entrano continuamente nel nostro corpo.

Oltre alle cellule mucipare, particolari cellule provviste di una sorta di ciglia, dette cellule ciliate, oscillano per “spazzare via” le particelle catturate dal muco e sospingerle verso l’esterno. Questo sistema di pulizia semplice ma efficace consente di proteggere i polmoni.

 

Il freddo fa male alla salute?

Il freddo di per sé non fa male alla salute: sono piuttosto gli sbalzi di temperatura e il riscaldamento artificiale a minacciare le nostre difese.
L’aria secca degli ambienti riscaldati inaridisce le mucose, compromettendo la loro capacità di produrre muco, e asciuga lo strato di muco che riveste normalmente le nostre vie respiratorie.
Il passaggio da ambienti riscaldati al freddo esterno inoltre (il tipico colpo di freddo) può far diminuire ulteriormente l’efficienza delle mucose.
Agenti patogeni come batteri e virus, cui normalmente verrebbe impedito l’accesso, riescono così a penetrare in profondità nelle vie respiratorie e possono causare danni anche gravi.

Un bambino con l'influenza regge una tazza di una bevanda calda

Perché quando fa freddo ci si ammala di più?

Di tutte le malattie stagionali, solo il 10% è di origine batterica, il resto è virale e i virus sopravvivono con maggior facilità al freddo.
Ma il diffondersi dei malanni di stagione è anche facilitato dalla maggior permanenza delle persone in luoghi chiusi, che nella stagione fredda sono più affollati e meno areati del solito.
Anche il riscaldamento fa la sua parte, come abbiamo visto, rendendo l’aria più secca e le difese meno efficienti.
Ecco quindi che l’autunno e l’inverno sono le stagioni in cui è più facile che si diffonda questo tipo di patologie.

 

Come si diffondono i virus?

Viste le recenti evoluzioni pandemiche, ormai è cosa nota a tutti.
Il contagio avviene sia per via diretta che indiretta.
Il virus si diffonde per via diretta attraverso la saliva, attraverso le microscopiche goccioline che emettiamo quando parliamo, tossiamo o starnutiamo.
Ma i virus sono in grado di sopravvivere per qualche ora anche fuori dall’organismo: ciò permette la trasmissione indiretta, attraverso il contatto con le mani o superfici infette.

Per prevenire la diffusione e il contagio e metterci al riparo dai sintomi delle patologie stagionali, le norme restano quelle che oramai sentiamo ogni giorno da diversi mesi.
Lavarsi spesso le mani, igienizzare le superfici, coprirsi naso e bocca in ambienti affollati e promuovere il distanziamento al chiuso sono pratiche rientrano oramai nella nostra routine, ma bambini e ragazzi tendono a rispettare questi accorgimenti con molta più difficoltà ed ecco spiegata la maggior incidenza in queste fasce di età.

Una ragazza colpita da una patologia stagionale si soffia il naso a letto

Quali sono le patologie più comuni legate a questi disturbi?

Questi disturbi, come detto, sono l’effetto di patologie virali o batteriche delle alte vie respiratorie:

  • Rinite
  • Rinosinusite
  • Faringite
  • Tonsillite
  • Faringotonsillite

Questi disturbi di solito si esprimono in una fase acuta con abbondante flogosi sia nel distretto nasale (rinite, rinosinusite) sia in quello orofaringeo (tonsillite, faringite e faringotonsillite).

Queste situazioni tendono ad autolimitarsi e a risolversi spontaneamente senza il ricorso ad una vera e propria terapia: il riposo a letto e l’aiuto di farmaci atti a facilitare la gestione dei sintomi sono spesso sufficienti a ristabilire la condizione di benessere ottimale in qualche giorno.

Alcune situazioni tendono però a cronicizzarsi, ed è qui che l’intervento dell’otorinolaringoiatra è fondamentale per attuare l’identificazione fine del problema e l’eventuale terapia a breve e lungo termine.

Come descritto qui, in alcuni casi risulta infatti necessario persino ricorrere a diagnosi di secondo livello (rx, tc, ecografia) per scongiurare quadri clinici importanti mentre in altri si rende necessario addirittura l’intervento chirurgico (tonsillectomia).

 

I campanelli d’allarme a cui prestare attenzione

Per rivelare la presenza di una patologia più complessa, bisogna fare attenzione a due importantissimi indicatori:

  • Il numero di eventi infiammatori nel corso di un anno
  • La sintomatologia della fase acuta

Maggiore è il numero di eventi, più alta sarà la possibilità di trovarsi di fronte ad una situazione sospetta.

Il ripetersi di una sintomatologia di interesse sistemico come febbre e spossatezza, oppure la necessità di ricorso a cure antibiotiche per la risoluzione della fase acuta, sono senza dubbio degli indicatori che non devono essere sottovalutati.

L’otorinolaringoiatra è in questo caso la figura necessaria per valutare lo stato di salute del paziente e proporre la terapia risolutiva prima che si possa incorrere in problematiche ben più gravi.

C’è da dire che, qualora il numero di eventi l’anno non risultasse troppo elevato, quadri clinici di questo tipo sono piuttosto comuni e possono essere affrontati in maniera più attendista specie nel bambino.

L’età della crescita vede infatti il modificarsi anche delle strutture di testa e collo, ovvero del cavo orofaringeo e del complesso nasale, per cui certe sintomatologie ripetute possono risolversi spontaneamente o senza interventi particolarmente invasivi.

Una dottoressa visita un bambino affetto da patologia stagionale

Gli esami diagnostici a disposizione dell’otorinolaringoiatra

Lo specialista ha a disposizione diversi strumenti diagnostici per valutare le aree di interesse e identificare il problema nella maniera il più accurata possibile.

Le endoscopie nasali e laringee sono esami routinari che permettono di osservare la laringe e le cavità nasali attraverso un sondino e vengono proposte direttamente in sede di visita otorinolaringoiatrica qualora ce ne sia la necessità.

Questo esame viene eseguito senza anestesia e non provoca dolore ma solo un leggero fastidio, perciò può essere eseguito anche sui bambini. Prima di iniziare, il paziente viene invitato a sedersi su una sedia mentre il medico rimane vicino a lui e introduce nel suo naso il sondino con la fibra ottica flessibile in grado di riprendere la porzione di tessuto interno e riproporla su un monitor collegato, come quello di un computer, in modo molto simile ad una ecografia, ma a colori.

La flessibilità del cavo gli permette di seguire le curve anatomiche dell’interno del naso fino alla laringe.

Per confermare la presenza e la natura delle problematiche come poliposi nasale o cronicizzazioni lo specialista può prescrivere esami come la TC, la Risonanza Magnetica o l’indagine ecografica.

Mentre la prima ha una valenza più completa ed è in grado di restituire un’analisi dettagliata di tutti i tessuti della zona di interesse, la seconda si preferisce in campo pediatrico vista la totale assenza di dose radiante somministrata al paziente.

Per l’analisi dei tessuti linfonodali di testa e collo e per valutare quindi la complessità dello stato infiammatorio, l’indagine ecografica resta la soluzione più adatta e performante.

a cura di

Dott. Riccardo Lenzi

Otorinolaringoiatra presso CMP

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