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Tumore al seno e mammografia: quando sottoporsi a questo esame

Che cos’è la mammografia?

La mammografia è l’esame di elezione per la prevenzione del tumore della mammella.
Essa consente, tramite l’impiego di radiazioni ionizzanti, lo studio dettagliato della mammella ed è in grado di rilevare la presenza di lesioni tra cui quelle di origine tumorale.

Quali sono le patologie identificabili con la mammografia?

Il seno è costituito da un insieme di ghiandoletessuto adiposo ed è posto tra la pelle e la parete del torace. In realtà non è una ghiandola sola, ma un insieme di strutture ghiandolari, chiamate lobuli, unite tra loro a formare un lobo.  In un seno vi sono da 15 a 20 lobi. Il latte giunge al capezzolo dai lobuli attraverso piccoli tubi chiamati dotti galattofori (o lattiferi).
La mammografia identifica lesioni e noduli nel tessuto mammellare: queste possono essere di origine benigna (fibroadenomi) oppure maligna (tumore).
Il tumore al seno è una malattia potenzialmente grave se non è individuata e curata per tempo. È dovuto alla moltiplicazione incontrollata di alcune cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne.
Ciò significa che hanno la capacità di staccarsi dal tessuto che le ha generate per invadere i tessuti circostanti e, col tempo, anche gli altri organi del corpo. In teoria si possono formare tumori da tutti i tipi di tessuti del seno, ma i più frequenti nascono dalle cellule ghiandolari (dai lobuli) o da quelle che formano la parete dei dotti.

Quando effettuare la mammografia?

La mammografia è in grado di rilevare tumori anche di piccolissime dimensioni, ovvero in stadio iniziale: questo consente al paziente di affrontare un percorso di cura con elevata aspettativa di successo.

L’esecuzione della mammografia è indicata, a prescindere dalla presenza di sintomi o di casi in famiglia, dall’età di 40 anni e ciò in funzione del progressivo aumento, da quest’età, dell’incidenza del tumore mammario.

La cadenza dei successivi controlli dipenderà dalla valutazione del Radiologo e dal grado di densità fibro-ghiandolare che è variabile da soggetto a soggetto.
Nei seni particolarmente densi e fibrosi è consigliato che l’esame venga effettuato a cadenza annuale proprio per l’aumentata difficoltà nell’identificazione di eventuali lesioni: in questi casi è fondamentale associare alla mammografia un esame ecografico al seno a completamento della valutazione.
In presenza di un seno meno denso, invece, l’esame può essere ripetuto ogni due anni in tutta tranquillità.

Chi può effettuare l’esame?

La diagnosi precoce di un tumore è l’obiettivo del controllo mammografico in assenza di sintomi: è infatti dimostrato che la maggior parte dei carcinomi mammari diagnosticati in fase preclinica si risolve positivamente. Quando, invece, la scoperta avviene in una fase più avanzata, le possibilità di trattamento e guarigione sono molto più limitate. Per questo motivo l’esame viene consigliato nella donna dai 40 anni in su ma sono valutabili anche situazioni dove il test può essere necessario dai 30 anni.

A tal proposito, qui al Centro Medico Ponticello abbiamo previsto uno screening specifico per le donne che ancora non sono seguite dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN), ovvero sotto ai 49 anni, ma che presentano fattori di rischio aumentato per questa patologia. Rientrano in questa categoria, ad esempio, le donne che presentano una familiarità di primo e secondo grado per tumore alla mammella.
Le pazienti saranno visitate secondo le modalità più adatte alle loro caratteristiche e storia clinica e ricontattate a cadenza stabilita per successivi controlli.
Rientrano nello screening anche le pazienti già seguite dal SSN biennalmente che desiderino eseguire esami di controllo ogni anno.

In cosa consiste l’esame mammografico?

La mammografia viene eseguita tramite uno strumento chiamato mammografo. Attraverso l’emissione di raggi X, le strutture del seno della paziente vengono acquisite in immagini in pochi minuti.

La mammella viene posizionata su di un apposito piano chiamato detettore e, su di essa, viene applicata una compressione tramite una piastra di plastica detta compressore: tale compressione, che dura una manciata di secondi, garantisce l’immobilità della mammella durante l’acquisizione radiografica, fondamentale per ottenere un’immagine di qualità. La compressione della mammella consente inoltre di utilizzare dosi di radiazione più basse in quanto, riducendo lo spessore della mammella, si riduce la dose da erogare. L’esame mammografico di routine prevede per ogni mammella l’acquisizione di due proiezioni, una cranio-caudale e una medio-laterale al fine di garantire la visualizzazione completa dell’organo.

La mammografia non è di norma un esame doloroso. La bassa dose di radiazioni ionizzanti cui la paziente è esposta rende il beneficio diagnostico molto superiore ai possibili effetti secondari.

a cura di

Dr.ssa Annapaola Maffei

TSRM presso Centro Medico Ponticello

e

Dr.ssa Luisa Fratini

Radiologa Centro Medico Ponticello

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