Come già tratto in questo articolo, sappiamo che l’osteoporosi è una malattia sistemica che colpisce le ossa. Essa si caratterizza per un indebolimento e una riduzione della massa ossea. In questa condizione l’osso diventa sempre più fragile e quindi più soggetto a fratture.
Le nostre ossa sono composte da un tessuto vivo costituito da fibre di collagene impregnate di minerali, principalmente calcio. Il tessuto osseo è sottoposto ad un continuo cambiamento: viene infatti creato e riassorbito da particolari cellule chiamate osteoblasti e osteoclasti a seconda della funzione svolta. Gli osteoblasti producono fibre di collagene mentre gli osteoclasti riassorbono il tessuto da degradare.
Questo processo fa parte della naturale vita dell’osso e in medicina viene chiamato rimodellamento osseo o turnover osseo. In giovane età si produce molto più tessuto mentre in età adulta il processo mantiene ciò che è stato creato durante la crescita. Nella vecchiaia i processi di distruzione prevalgono sulla ricostruzione.
L’osteoporosi incide quindi sul normale invecchiamento del tessuto osseo rendendolo più debole e fragile.
Quali sono i campanelli d’allarme dell’osteoporosi?
Sfortunatamente, l’osteoporosi è una patologia silente, che di per sé non da sintomi facilmente individuabili.
Dolori alle ossa, aumento della curvatura della schiena, riduzione dell’altezza sono spesso i segnali indicativi delle conseguenze più temibili della patologia. Parliamo delle fratture da fragilità che si presentano spontaneamente e senza un trauma diretto.
E’ quindi indispensabile identificare precocemente i fattori di rischio e ricavare questi “campanelli d’allarme” dalla nostra storia familiare o dal nostro stile di vita. Vediamo come!
I fattori di rischio dell’osteoporosi
I fattori di rischio che rendono le persone più o meno soggette a sviluppare l’osteoporosi sono classificati in due categorie: modificabili e non modificabili.
Partiamo dai più semplici da identificare: fattori di rischio non modificabili, quelli cioè che fanno parte del bagaglio genetico della persona.
In sintesi:
- l’età avanzata
- il sesso femminile in primis
- menopausa precoce (prima dei 45 anni)
- la razza (caucasica e asiatica)
- la storia familiare (predisposizione genetica)
I fattori di rischio modificabili sono invece quelli inerenti allo stile di vita:
- la sedentarietà
- il fumo
- l’assunzione di alcool
- magrezza eccessiva
- l’inadeguato apporto di calcio e vitamina D
La combinazione di questi fattori associata anche all’assunzione prolungata di determinati farmaci (corticosteroidi, terapia ormonale per tumori al seno e alla prostata) può far emergere i primi sintomi dell’osteoporosi anche in giovane età.
Prevenzione e trattamento dell’osteoporosi
Aver cura delle ossa fin da giovani è un buon metodo per prepararsi al futuro. E’ quindi consigliato assumere la maggior quantità di calcio possibile in modo da ottenere un elevato picco di massa ossea intorno ai 25 anni.
Assumere calcio in modo costante è un buon atto di prevenzione a qualsiasi età. Bisogna integrare nell’alimentazione quotidiana cibi come il latte, lo yogurt, i formaggi freschi e stagionati, le alici, polpi e calamari, broccoletti, carciofi e cicoria.
Le quantità di calcio da assumere giornalmente variano in base all’età: ad esempio dai 30 anni ai 50 gli esperti consigliano di assumere all’incirca 800 mg di calcio al giorno mentre sopra i 50 anni tra gli 800 e i 1000. Per le donne in menopausa e perimenopausa, ovvero oltre i 50 anni di età, considerate più a rischio, la quantità consigliata è tra i 1200-1500 mg.
Le terapie più efficaci per contrastare l’osteoporosi
Una volta giunti alla diagnosi di osteoporosi è possibile procedere con delle terapie conservative che mirano a migliorare lo stile di vita della persona.
Queste terapie, utilizzate anche per la prevenzione della malattia, si basano su una corretta attività fisica e una sana alimentazione. Un’attività fisica regolare ha molti effetti positivi in quanto aumenta la resistenza muscolare, favorisce il metabolismo osseo e migliora l’equilibrio.
Seguire una dieta sana ricca di vitamina D3 e di calcio contribuisce a mantenere attivo il nutrimento osseo.
La terapia farmacologica per l’osteoporosi comprende farmaci che bloccano il riassorbimento osseo (terapia ormonale sostitutiva, i modulatori selettivi del recettore per gli estrogeni, i bifosfonati e il Denosumab) e gli agenti anabolizzanti (Teriparatide).
La chirurgia
A seguito di una frattura articolare da fragilità, causata dall’osteoporosi e non da un trauma diretto, potrebbe essere necessario ricorrere alla chirurgia. Gli interventi più comuni prevedono l’esecuzione di una vertebroplastica o l’impianto di una protesi ortopedica. In questo caso, a seconda del livello di fragilità ossea del paziente, il chirurgo deciderà il tipo di protesi più indicata da utilizzare al fine di garantire il migliore ancoraggio e stabilità dell’impianto protesico.
Reumatologia
a cura di
Dott.ssa Vittoria Bascherini
Reumatologa presso Centro medico Ponticello